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MY INSTAGRAM

12/07/17

UNA NUOVA TENDENZA SOCIAL


Odio e amore per i social.
Facebook, Twitter, Instagram. Eccetera eccetera eccetera.
Siamo circondati da foto, post, gif, stories, snap, e non c’è nulla di male: viviamo l’era digitale per com’è giusto viverla, senza doverci barricare dietro l’ipocrisia di chi dice che «siamo figli della superficialità», perché ciascuno di noi – blogger, youtuber, influencer e chi più ne ha più ne metta! – ha in sé un mondo infinitamente suo.
C’è chi, oltre ad adorare rossetti, ogni giorno indossa un camice e va a visitare i suoi pazienti.
C’è chi, oltre a recensire l’ultimo «caso editoriale», fa la mamma a tempo pieno perché chi diventa mamma poi viene licenziato in tronco.
C’è chi, come me, studia nonostante tutto e lavora nonostante un’Italia che gambizza i giovani con tanta voglia di fare.
Siamo noi – o alcuni di noi –, privi di filtri, privi di maschere, ragazzi come altri, né troppo sfigati né troppo fighi. Ventenni, venticinquenni, trentenni, quarantenni e sempre più su.




Un giorno vi parliamo di frivolezze, un giorno non vi parliamo e basta, un altro giorno ancora vogliamo dirvi cosa ci assilla e come il nostro cuore si sia trasformato in un macigno pesante.
Siamo umani! Non siamo fatti di stories e snap! Non siamo fatti di unboxing, di corrieri che ci danno il due di picche, di romanzi belli o romanzi brutti. E a volte capita che vi raccontiamo la nostra vita dalle mille preoccupazioni, delusioni, sogni infranti.
Non possiamo sorridere quando non ce la sentiamo. I social infatti non devono renderci burattini in mano ai like, alle condivisioni, ai commenti, alle polemiche, proprio per questo siamo liberi di scrivere ciò che desideriamo scrivere: proprio come voi siete liberi di seguirci o meno.

 

 Il desiderio è metà della vita,
l’indifferenza è già metà della morte.
[Kahlil Gibran]



Quel che più mi ferisce, passando a una riflessione piuttosto personale, è l’indifferenza dei follower innanzi alle cose poco «cool», per niente di «moda»: sarà una nuova tendenza social?
Capisco che Facebook, Twitter, Instagram per molti sia un’isoletta lontana dalla realtà… però l’informazione, oramai, percorre le loro strade. Strade calcate da giovani e adulti, strade che – oltre al sano divertimento – dovrebbero portare alla notizia.
Perché condividere una sciocca bufala (ve la ricordate che risonanza ha avuto nel 2012 quella sulla morte di Vasco?) e non un appello per salvare un animale indifeso? Perché tutti a identificarsi in “Io sono Charlie”, con tanto di foto profilo su Facebook, e poi non si ha una parola di incoraggiamento per un qualsiasi italiano che sta affrontando un brutto momento?
Fermatevi a riflettere.
Fermiamoci. Punto.
Siamo perennemente di fretta, un po’ egoisti, un po’ distratti, però lì – dietro lo schermo del PC e del cellulare – c’è qualcuno che ha bisogno di noi.
I gesti buoni non si pagano, i gesti buoni sono gratuiti, e riempiono il cuore a chi fa e li riceve.
Smettiamo di essere indifferenti davanti alle piccole grandi avversità altrui, immedesimiamoci, apriamo l’anima e la mente. Dobbiamo essere dei messaggeri di bontà, messaggeri di luce, perché il mondo – reale o virtuale che sia – è già un posto fin troppo oscuro.
Inventiamoci una nuova tendenza social fatta di empatia e non di menefreghismo.
Facciamolo per gli altri, ma anche per noi.

                                              

Vi è mai capitato di sentirvi soli?

Vi è mai capitato di sentirvi ignorati? 



2 commenti:

  1. Ciao Rosy ❤
    Apprezzo molto questo tuo post, trovo sia una riflessione condivisa e giusta. Anche io, purtroppo, noto spesso che le cose più reali e meno popolari vengono accantonate o ignorate. Lo ammetto, non sono una di quelle che sbandiera Io sono Charlie o slogan simili quando purtroppo accade qualcosa di tragico, ma sono vicina con il pensiero a tutte quelle persone che nel mondo stanno vivendo momenti difficili.
    Purtroppo, molte volte, il desiderio di portare empatia e positività anche sui social (come per esempio IG), viene troncato da insulti e commenti davvero negativi e tutto ciò è davvero triste. Speriamo che una nuova tendenza positiva nasca e cresca in tutti noi!

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  2. Cara Silvia May, prima di tutto ti ringrazio per aver lasciato una tua opinione pubblicamente, lo apprezzo tantissimo! :)
    Io, come te, sono di quelle che non sbandiera il proprio dolore. Lo somatizzo, portandomelo dentro, come se fosse un diamante prezioso e non un carbone ardente.
    Spero che i social possano diventare più umani, più concreti, perché sotto il sole "c'è tempo per ogni cosa".
    Non dico che dobbiamo diventare martiri di tutte le cause, ma di essere meno menefreghisti e giusto un po' più empatici.

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