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30/06/17

RECENSENDO "Il ROGO DELLA STREGA" DI JOSEPHINE ANGELINI

La mente di Rowan riprese il suo posto dentro di lei, brillante e forte come un diamante. Il desiderio la invase.



Può l’amore distruggerti e… distruggerti ancora? Può la vita tradirti doppiamente? Può la vita cambiarti drasticamente?
A quanto pare sì e Lily, Lily che una volta era una ragazzina debole e ingenua, cambia così tanto che quasi non si riconosce allo specchio. 
È ormai una donna, pronta a fare follie pur di mettere fine alle mille tragedie che la circondano. 
Farebbe di tutto. Venderebbe l’anima al suo peggior nemico.
"Cosa farei, se avessi perso le speranze?" mi domando e... credo che sia difficile biasimare Lily!
Josephine Angelini, dopo Attraverso il fuoco e Il potere del fuoco, chiude con Il rogo della strega una trilogia dai colpi di scena inesauribili. 
A parte la sua genialità creativa, che la porta a plasmare ambientazioni particolarissime e intrighi contortissimi, la suspense – una suspense ben diversa da quella thriller, s’intende! – penso sia il suo fiore all’occhiello.
Stai lì, con il libro in mano, il cuore che batte a mille perché vuoi dannatamente sapere cosa sta accadendo. E lo vuoi sapere subito. Almeno per quanto mi riguarda.
Inoltre non lesina “lezioni di vita”: la fiducia nel prossimo, la speranza in un futuro migliore, la forza di volontà. Il tutto condito con streghe, energia nucleare e una sorta di “doppelgänger”.
Se questo impianto narrativo lo trovo geniale, quel che meno mi entusiasma, ahimè, così com’è stato con The Awakening series, è lo stile dell’autrice.
Troppo semplice, come se avesse paura di osare, anche se la Angelini potrebbe osare e osare: è un’autrice che potrebbe dare tanto, oltre alla sua fantasia, ma ho la sensazione che si limiti da sé a una narrazione basilare.

29/06/17

RECENSENDO IN ANTEPRIMA "ED ERO CONTENTISSIMO" + "L'ULTIMA NOTTE AL MONDO" DI BIANCA MARCONERO


Le ingenuità e le insicurezze dei quattordici anni, le fragilità adolescenziali che ti trascini nella vita da adulto: alcuni punti chiave di Ed ero contentissimo e L’ultima notte al mondo.
Siamo stati tutti ragazzini. Alcuni “poveri”, altri “ricchi”. Ragazzini che avevano nulla e ragazzini che avevano troppo. Ragazzini che, in fin dei conti, erano pur sempre ragazzini. 
Bianca Marconero ci parla proprio di questo. Di quanta somiglianza ci sia tra persone di ceto diverso, nelle ingenuità e insicurezze, nelle fragilità.
Marco e Marianna sono infatti le due facce di una stessa medaglia. Adulti che crescono lentamente, che non sono riusciti a superare gli ostacoli del liceo, perché il liceo se lo portano dentro: come gli errori, i primi amori sconclusionati, le cattive (o false?) amicizie.
Vivono una vita adulta con un fardello che ha i ricordi dei banchi di scuola, delle gite andate male e delle prime pericolose sbornie.
I protagonisti si muovono in una cornice nella quale le debolezze sovrastano loro, ingoiandoli quasi. Ricordi, parole non dette, mezze bugie e mezze verità, incomprensioni, fraintendimenti.
Una carambola che ti porta a riflettere su quanto sia facile complicare la semplicità con la mancanza delle parole. Il silenzio, si sa, spesso distrugge i legami più puri!
Lo stile di Bianca Marconero è inconfondibile, ma probabilmente più snello, rispetto a quello a cui siamo abituati. Questo cambio di rotta, sono certa, può essere apprezzato dalle giovanissime.
In effetti, sia il prequel sia il romanzo, sono adatti a un pubblico variegato: un pubblico adolescente, ma anche più maturo.

28/06/17

RECENSENDO "IL SILENZIO DELLA PIOGGIA D'ESTATE" DI DINAH JEFFERIES


Chiudete gli occhi e immaginatevi gli anni Trenta, ma non nella nostra Italia, né in Inghilterra o America. Immaginate gli anni Trenta dell’India. I suoi colori, i suoi profumi, i suoi suoni.
Purtroppo però, in questo immaginario da favola, dove colori e profumi e suoni sono i protagonisti, irrompe la povertà di un popolo sopraffatto: elemento che rende cruda la realtà e ci porta coi piedi per terra.
Scattate tante fotografie, serbatele nel cuore e nella mente, perché il “bello” e il “brutto” della vita ci serve a diventare donne e uomini migliori.
Il silenzio della pioggia d’estate ci insegna proprio questo, tramite Eliza, una fotoreporter che va in India e che in India trova una nuova avventura – sentimentale e non – da vivere.
Vedova, altruista, ma anche fragile, combatte al fianco di Jay.
L’amore nasce da una fotografia, da un gesto buono verso chi è oppresso. L’amore nasce anche dall’andare controcorrente, facendo ciò che gli altri non si aspettano da te. Dolce ribellione a una società chiusa che negli anni Trenta, come adesso in fin dei conti, perché in India molto non è cambiato, ahimè, divide l’amore in caste.

27/06/17

PROLOGO "SCHEGGE DI RICORDI" || BLOGTOUR || 2° TAPPA

Oggi continuiamo il nostro vagabondare "bloggeriano" tra le pagine di Schegge series, con la seconda parte del prologo di Schecce di ricordi, in uscita il 18 luglio per Amazon Publishing. 

Allacciate le cinture di sicurezza e via verso una gelida Londra...


In fondo al post, troverete il form da compilare affinché la vostra partecipazione a questo viaggio in Schegge di ricordi sia valida, per ricevere in dono una copia autografata del romanzo.



PROLOGO – 2° PARTE

 

Gennaio – Londra 

Ora l’inglese l’aveva notato in mezzo alla folla. Non fece niente, nessun segno, ma il suo sguardo non lo lasciò più, seguendolo mentre Mario si faceva largo in quella marea umana che sembrava ondeggiare a tempo di musica e tra i fumi dell’alcol.
I travel the world and the seven seas,
Everybody’s looking for something.
«Go away» disse l’inglese alla ragazza punk che occupava lo sgabello accanto al suo, quando Mario ebbe raggiunto il tavolino.
La ragazza se ne andò e Mario si sedette nel posto lasciato libero.
«Vuoi una birra?»
Gliel’aveva chiesto in italiano. Era stato tanto tempo in Italia e sapeva parlare la sua lingua: con un forte accento, ma capiva tutto e riusciva a farsi capire.
Mario annuì. Lo guardò alzare una mano, catturare l’attenzione di una cameriera, farle un segno.
«Sto scrivendo anch’io» gli aveva confidato Mario la sera prima.
Gli occhi dell’inglese si erano illuminati in modo prevedibile, quasi patetico.
«Davvero?»
«Sì. Sto scrivendo la storia della mia vita.»
Mario aveva pensato che si sarebbe preso gioco di lui, dopo quella frase. Invece l’inglese (Chester, si chiamava Chester) l’aveva preso sul serio.
«Raccontami.»
«Domani.»
Ecco: domani era arrivato.
«Allora?» lo incitò Chester, quando Mario ebbe la sua birra davanti.
La sirena che stava cantando quando lui era entrato era stata sostituita da una voce roca, maschile. Infernale. La musica era un po’ meno forte, in quell’angolo. Dovevano parlare a voce alta, per sentirsi, ma se stavano seduti vicini potevano evitare di urlare.
«Non ti posso raccontare tutto.»
«Qualcosa. Raccontami qualcosa di importante.»
«C’è una donna.»

26/06/17

A PARTY WITH STEPHEN KING || IL MIGLIO VERDE


Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sei.
NICOLÒ MACHIAVELLI 

 

Quando rileggo Il miglio verde, primissimo romanzo di King a cui mi sono approcciata da ragazzina, mi tornano sempre in mente le parole di Nicolò Machiavelli: credo, e mi permetto di crederlo con una convinzione inamovibile, che siano la perfetta sintesi di un libro che, una volta letto, non vi abbandonerà più.
Resta lì, sedimentato nel cuore, fino a mettervi radici e crescere con voi.
Avevo appena tredici o quattordici anni, quando sono entrata in libreria con il proposito di comprarlo, dopo aver visto l’omonimo film.
All’epoca non conoscevo Stephen King: nel lontano 2000, la vita di un giovane lettore era ben diversa da quella di oggi, dove basta un click per scoprire autori che forse ti cambieranno la vita (letteraria o meno).
Il miglio verde, perciò, oltre a essere uno dei romanzi che più amo di King, un classico quasi direi, è la pietra miliale della mia adolescenza.
Un’opera capace di scavare nel profondo, di farci comprendere quanto sia troppo facile giudicare, essere presi dalle apparenze, soffocati dai pregiudizi, guidati dalla mano della società. Una mano spietata a cui non importa cosa dentro si ha.
King, il “maestro”, riesce a trascinare il lettore in una riflessione intimista che si riverbera al di fuori del cuore.
Ci fa vedere il mondo con occhi diversi!
Noi tutti, di fatti, siamo un po’ John Coffey. Grandi e grossi, forti, per poi nascondere nel nostro Io le paure più infime.
Il miglio verde, quel miglio che porta alla morte, in verità ci porta alla vita. Una rinascita spirituale, almeno per chi lo legge col cuore.

23/06/17

TRA NOTE DISPERATE E SOLITUDINE CON "QUESTO CANTO SELVAGGIO" DI VICTORIA SCHWAB

Le piaceva l'idea che ci fossero cento Kate diverse, che vivevano cento vite diverse. Forse, in una di quelle vite, non c'erano mostri. Forse la sua famiglia era ancora unita. Forse lei e la madre non erano mai fuggite da casa. Forse non erano mai tornate indietro. Forse, forse, forse.


Può dall’orrore nascere una vita? E dalla guerra?
Sembra impossibile, sembra quasi un’eresia, eppure Questo canto selvaggio ci dimostra quanta vita può sbocciare da orrore e guerra. Una vita non umana che, comunque, vuole essere umana.
Mostri, tanti mostri a V-City.
Alcuni lo sono, è vero, altri invece hanno più umanità di un mortale: sono i Sunai, occhi neri come carbone, musica nel sangue. 
Esistono anche i Corsai e i Malchai, loro sì che sono abomini…
I Sunai nascono dall’efferatezza, sorgono dalle ceneri dell’orrore e della guerra per portare giustizia. Sono potenti, invincibili, sono soltanto tre a V-City.
Uno di loro è August Flynn. Un ragazzo che cerca la normalità, che osserva i tatuaggi aumentare sul suo corpo, di giorno in giorno, tenendone gelosamente il conteggio come un ex alcolizzato conta le settimane sobrie. Quattrocentoventi, quattrocentoventuno, quattrocentoventidue…
August è stanco di starsene chiuso in casa, stanco di dover uscire solo in caso di “emergenza”, stanco di dover suonare il suo violino solo in caso di “emergenza”. Vuole lottare come suo fratello Leo, vuole essere un Sunai forte, coraggioso, capace.
Con l’arrivo di Kate Harker, la sua vita – quella stessa vita nata da orrore e guerra – cambierà e le sue uniche certezze franeranno su se stesse.
Questo canto selvaggio è un urban fantasy, con ambientazione distopica (permettetemi l’aggiunta!), che mi ha lasciata senza fiato: era da fin troppo tempo che un libro del sopracitato genere, con protagonisti giovani, ma non immaturi, pronti a combattere per la propria esistenza, non capitava tra le mie mani.

22/06/17

DRAGON: INTERVISTA A PAOLO ROVERSI


Lorenzo Visconti, ovvero Paolo Roversi. Ve lo devo presentare?
Scrittore pluripremiato e/o candidato a famosi premi letterari, coraggioso sceneggiatore, conosciuto per molti racconti, molti romanzi (La mano sinistra del diavolo, edito Mursia, tanto per citarvene uno), conosciuto per Distretto di Polizia, conosciuto per Pillole di noir di Premium Crime.
Per Apub ha ideato «la prima serie TV che si legge su Kindle».
E io vi dico in partenza che è geniale, non perché scrivo anch’io per Amazon Publishing, ve lo posso garantire: Dragon è un progetto particolarissimo e lo si evince già da La legge del Drago [...].



Oggi ho il piacere e l’onore di poter chiacchierare con Lorenzo Visconti… o Paolo Roversi? Ecco la classica confusione da pseudonimo! Ma, a tal proposito, perché la scelta – o la necessità – di un “nome d’arte”?
PR: «Avevo voglia di cimentarmi in un progetto diverso dal solito, che non ricordasse nulla di quello che avevo scritto in precedenza. Da qui la scelta quindi di adottare anche un nom de plume che comunque è dichiarato».

La legge del Drago è il primo volume della tua nuova saga crime Dragon. Qui sorge la domanda di rito: com’è nato il progetto della «prima serie TV che si legge su Kindle»?
PR: «Dalla voglia di ricreare per il mondo della letteratura quello che Netflix ha fatto per le serie televisive: una serie di romanzi (episodi) da scaricare periodicamente e con un filo conduttore. Amazon Publishing ha creduto nel progetto e, dopo la prima puntata\romanzo della serie Dragon, a luglio è già prevista la seconda uscita...».

La decisione di ambientare Dragon a Milano è stata spontanea oppure, prima della stesura, hai vagliato altre città?
PR: «Vivo in questa città da 16 anni e ci ho già ambientato molti dei miei romanzi. La scelta è stata quindi naturale».

21/06/17

RECENSENDO "LA MORTE È CIECA" DI KARIN SLAUGHTER

A CURA DI ANNARITA CALAUDI PER


Ormai conoscete un po’ tutti la mia ammirazione smisurata per Karin Slaughter e il mio amore assoluto per Will Trent e co., sono infatti in attesa del prossimo round per tornare a sognare! 
Nella serie appunto dedicata all’agente del GBI Trent incontriamo moltissimi personaggi della precedente serie nata dalla penna di questa autrice e grazie alla quale ha esordito a pieni voti nel mondo del thriller-poliziesco letterario: Grant County Series. La protagonista è Sara Linton, attuale compagna di Will Trent… ma com’era prima di incontrarlo? Chi era la dottoressa Linton prima di trasferirsi ad Atalanta? Come si è forgiato il suo carattere battagliero e indipendente? Ho voluto e potuto scoprirlo grazie alla HarperCollins Italia che ha riportato in auge la serie pubblicandone il primo volume: La morte è cieca (edito per la prima volta in Italia nel 2002 da Sonzogno Editore). 
Qui Will Trent non è neppure nei sogni di Sara Linton, tutt’altro, i suoi pensieri sono tutti per l'ex marito, Jeffrey Tolliver, commissario di Polizia e colui che l’ha tradita. Lavora come medico legale e pediatra nella sua cittadina. È cinica, apparentemente fredda e razionale, ma nasconde dentro di sé un mondo che non possiamo neppure intuire. Dunque, a mio avviso, è essenziale leggere l’esordio della Slaughter per conoscere davvero tutti i personaggi che abbiamo imparato ad amare nel corso degli anni. Oltre a Sara, ritroviamo Lena Adams, Jared Long e altri secondari, ma non meno importanti. 
Il romanzo in sé credo racchiuda l’essenza della scrittura dell’autrice, sembra dimostrare già da subito il suo infinito talento, poi arricchito e smussato nel tempo. Infatti, Karin Slaughter mira a scioccare, più che a intrigare, grazie a espedienti che definirei a tratti da graphic novel.

20/06/17

RECENSENDO IN ANTEPRIMA "SEI LA MIA VERITÀ" DI MIRIAM TOCCI


Montagne. Colori caldi e freddi che si mescolano. Una baita. Una donna e un uomo che sono come il diavolo e l’acqua santa. Cosa potrebbe accadere? Cosa potrebbero dirci?
Nasce così una storia fatta di passione e poi amore, una storia scoppiettante ma anche piena di pause e riflessioni, nella quale il lettore può immergersi totalmente.
Sei la mia verità ci trascina tra le Alpi francesi, tra alberi secolari e un cielo trasparente, tra profumi di bosco e le grida delle aquile. Un mondo magico nel quale prendere respiro e cominciare una nuova parentesi di vita, un mondo magico dove tutto può succedere, persino agli antipodi che cercano di respingersi per poi avvicinarci pericolosamente.
Personalmente, l’ambientazione la fa da padrone, un’ambientazione che scaccia via il caldo di questi giorni, che senti sulla pelle come un refolo di vento birichino, che ti fa sognare un posto mai visto e sempre sognato: Miriam Tocci riesce a tratteggiare al meglio le Alpi francesi con piccolissime e semplici pennellate.
Pare di essere in quella baita da ristrutturare, nelle percezioni dei protagonisti, nella loro realtà di carta e inchiostro.
Mia e Jerome sono personaggi che si fanno notare e amare all’istante.
Lei così concentrata sulla sua carriera. Lui così chiuso all’intero universo.

19/06/17

RECENSENDO "LIVIA LONE" DI BARRY EISLER


Sofferenza. 
Soprusi. 
Orrore. 
Potrei pure fermarmi qui, perché in questi tre aggettivi c’è tutta la storia di Livia Lone. Certo che Barry Eisler, autore di tantissimi thriller di successo, ci ha voluti stravolgere con una narrazione cruda e che va dritta al cuore!
Come mio solito, non vi riassumerò il sopracitato romanzo, non avrebbe alcun senso, sono qui di fatti per parlarvi di ciò che ho provato nel leggerlo.
Prima di tutto inquietudine, quell’inquietudine che un libro del genere deve mettervi sin dalla prima pagina. Poi dolore. Un dolore lancinante allo stomaco, quando il passato e il presente si alternavano in perfetta sincronia, colmando e intessendo una trama schietta fino all’inverosimile. Infine disprezzo verso l’umanità malata, quella che vende corpi, viola corpi e uccide anime.
Barry Eisler non ha lesinato nemmeno una virgola di brutture, quelle che brulicano nel silenzio della notte, in luoghi lontani e forse anche vicini, brutture così contorte che a volte preghi che siano solo incubi fin troppo vividi per essere veri.
Lo scrittore ci parla, come già presente nella sinossi, di «crimini sessuali e abusi sui minori»: non finisce però qui. Per rendere il quadro più macabro possibile, più reale possibile, la sua stessa protagonista – Livia Lone che in realtà si chiama Labee – è stata vittima di questo gioco ambiguo nel quale si vendono corpi, si viola corpi e si uccidono anime.

13/06/17

RECENSENDO "LA DONNA DI GHIACCIO" DI ROBERT BRYNDZA


Quando attendi un romanzo da davvero tanto tempo, le aspettative sono sempre alle stelle. Aspetti la storia con una fame di sapere mai sperimentata. Vuoi conoscere i personaggi, l’autore, il suo stile, vuoi entrare dentro il libro per farne parte.
Così mi è successo, quando un anno fa, più o meno, la Newton Compton ha annunciato l’acquisizione di The girl in the ice dell’autore Robert Bryndza, pubblicato in Italia con il titolo La donna di ghiaccio.
Seguivo l’autore da un po' ed ero impaziente di leggere il primo capitolo della serie dedicata alle indagini della detective Erika Foster, donna forte e caparbia, non la solita eroina tutta sospiri e fragilità. Certo, anche lei ha il dolore nel cuore, come qualsiasi essere umano, ma mostra di saperlo arginare di giorno in giorno, in quella sua vita piena di oscurità e delitti.
Robert Bryndza ci regala un thriller ben strutturato, seppure presenti alcune piccole lacune che, se contenute, avrebbero reso La donna di ghiaccio un romanzo da rileggere mille volte: che siano dovute all’inesperienza nel mondo dei thriller?

08/06/17

SORRIDERE E SPERARE CON "IL GIARDINO DEI PICCOLI INIZI" DI ABBI WAXMAN

Spesso si collega la morte alla fine di un ciclo vitale. Spesso si vede la morte come il capolinea di chi trapassa e di chi è ancora in vita senza la persona cara. Ma c’è qualcosa dopo la morte nella vita, no? C’è il dolore, c’è la rassegnazione, c’è la paura e infine… il coraggio.
Chi vive soffre e poi combatte per sé e per chi non c’è più.
Il dolore, la rassegnazione, la paura e il coraggio fanno parte della vita.
È tutta questione di tempo, poi di necessità.
Il giardino dei piccoli inizi ci insegna proprio questo: a sopravvivere e, dopo, a vivere.
Un esordio delicato, quello di Abbi Waxman, e spontaneo come alcune piante che nascono e crescono rigogliose senza aver bisogno di nulla perché già forti di per sé. Ecco: proprio questo elemento – la sua genuinità per nulla contaminata dal solito commercialismo narrativo – mi ha davvero colpita.
Credo che la storia di Lilian, una donna che ha perso il marito all’improvviso, il suo migliore amico, il suo porto sicuro, la sua metà d’anima, sia una storia vera di veri attimi. Una madre distrutta, una madre con due figlie da crescere, altri romanzi da illustrare, un’esistenza da costruire senza il suo Dan.
Il tempo non guarisce le ferite se non si vuole guarire, se si vuol restare in quella placenta chiamata sofferenza, isolati da tutto e tutti, senza aria, senza cibo, senza guardarsi mai allo specchio. Lilian, però, grazie alla sorella e alle sue bimbe e al lavoro, esce da quel nido di angoscia a piccoli passi.

06/06/17

RECENSENDO IN ANTEPRIMA "WOLF – IL GIORNO DELLA VENDETTA" DI RYAN GRAUDIN


Ci sono libri che mi mettono all’angolo. E ci sono libri che mi spiazzano. Poi ci sono libri come Wolf – Il giorno della vendetta, libri che contemporaneamente mi mettono all’angolo e mi spiazzano, libri di cui non riesco a parlarvene come vorrei, poiché ho davvero tante cosa da dire e quelle tante cose da dire si perdono tra le mie mille emozioni.
Sì, Wolf – Il giorno della vendetta mi ha terribilmente commossa, più del primo volume della duologia di Ryan Graudin, certamente impeccabile, soprattutto sotto il punto di vista stilistico, al quale, però, a mio avviso, mancava quell’empatico quid che invece è presente nel secondo.
La narrazione è molto diversa da quella di Wolf – La ragazza che sfidò il destino, nonostante sia sempre in terza persona: si dipana infatti in vari POV (point of view), tra cui quelli di Luka e Felix, rendendo appunto la narrazione accattivante e poliedrica.
Conoscere l’animo degli altri protagonisti – quello di Luka in particolare! – è stato impressionante.
Ti immergi nel personaggio, nei suoi pensieri, nel suo cuore, ne comprendi così il perché di alcune parole e di alcuni gesti, il perché ti è piaciuto al "primo sguardo", il perché è riuscito a entrarti a sua volta sottopelle.
In Wolf – Il giorno della vendetta c’è empatia allo stato puro, quel genere di sentimento che un autore imprime nelle proprie opere quando scrive col cuore e con la voglia di darsi totalmente, infischiandosene di dover piacere a tutti.

03/06/17

RECENSENDO "THE MIDNIGHT SEA" DI KAT ROSS

Sono la luce contro l’oscurità.
L’acciaio contro la negromanzia dei Druj.
E usano demoni per cacciare altri demoni…


A cosa porta il desiderio di vendetta? Quella pulsante e bramosa sensazione di voler uccidere qualcuno – o qualcosa – perché quel qualcuno – o quel qualcosa – ti ha portato via un pezzetto di cuore? Dove portano l’incoscienza e l’impulsività? Come ti cambiano il desiderio di vendetta, l’incoscienza e l’impulsività?
Nazafareen sarebbe capace di darvi una meticolosa risposta a ognuna di queste mie domande. Nazafareen è così piena di rabbia, senso si colpa, dolore. Ha un’ira funesta come un sigillo sul cuore, sull’anima, su qualsiasi pensiero che fa. E cresce cresce cresce. Prima bimba, poi ragazzina, infine donna. Una donna caparbia che combatte contro il male, contro l’oscurità. Contro se stessa.
Accanto a lei, dentro di lei, c’è Darius. Un daeva, un mostro, un demone. Ma è proprio lui a sostenerla, a difenderla, a coprire il suo “lato debole”. Ad aprirle gli occhi.
Prima odio, dopo amicizia. Forse amore?
Non vi racconterò la storia di The Midnight Sea, primo volume della serie Il Quarto Elemento, importato in Italia dalla casa editrice Dunwich, poiché è una storia che bisogna scoprire passo dopo passo, paesaggio dopo paesaggio, colpo di scena dopo colpo di scena.

01/06/17

TRA LE STRADE DI MILANO CON "LA LEGGE DEL DRAGO" DI LORENZO VISCONTI



«E questo dove sta scritto?»
«Da nessuna parte: è la legge del Drago [...].»


Lorenzo Visconti, ovvero Paolo Roversi. Ve lo devo presentare? Scrittore pluripremiato e/o candidato a famosi premi letterari, coraggioso sceneggiatore, conosciuto per molti racconti, molti romanzi (La mano sinistra del diavolo, edito Mursia, tanto per citarvene uno), conosciuto per Distretto di Polizia, conosciuto per Pillole di noir di Premium Crime.
Per Apub ha ideato «la prima serie TV che si legge su Kindle». E io vi dico in partenza che è geniale, non perché scrivo anch’io per Amazon Publishing, ve lo posso garantire: Dragon è un progetto particolarissimo e lo si evince già da La legge del Drago. Vuoi perché la Milano che Roversi ci presenta è una Milano che si spoglia della sua consueta perfezione, vuoi perché ci fa vivere l’ingiustizia di uno Stato ingiusto, vuoi perché Lorenzo Visconti detto Drago è uno dei personaggi più umani che io abbia mai incontrato in anni e anni di libri letti e riletti.
Un uomo – un ex sbirro – che, in mesi ci carcere, ha sete d’aria e libertà per poi accorgersi che forse era meglio rimanere nelle quattro mura della sua cella.
La città è marcia, gli umani sono marci. E Drago, nel suo modo di essere contorto, spietatamente cinico e schietto, non lo è. Lui non è marcio. Lui è una di quelle persone che sembrano cattive, però, in verità, sono semplicemente vere. Drago è vero come le parole che dice, vero come le azioni che compie: non si nasconde dietro porte blindate e stanze segrete. Si mostra per quel che è e… vince!